L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Vita normale non pervenuta

Ho avuto una vita “normale” fino ai 30 anni. Ho conosciuto un uomo che ero poco più di una bambina. Mi sono sposata forse troppo giovane e immatura, convinta che fosse il grande amore: il principe azzurro che tutte le bambine sognano, ma con il tempo le cose sono cambiate e lui, poco dopo il matrimonio, ha rilevato la sua vera natura. Non voglio ricordare quello che è stato, ma posso solo dire che era in carcere quando è nata mia figlia. Ogni volta che usciva, io avevo il terrore che potesse far male alla bambina; ero abituata a subire qualsiasi cosa, ma non gli avrei mai permesso di alzare un dito su mia figlia.

Per nostra fortuna i suoi momenti di libertà duravano poco e ogni volta che tornava in carcere era un sollievo. Un giorno, decisi di andarmene, presi la piccola e un paio di valigie con le sue cose, poi feci un biglietto di sola andata per la città dove vivo oggi.

Ecco un altro VDI:   Lui: Mercedes nuova parcheggiata. Io: ormoni a elica.

Non avevo nulla se non un paio di scarpe, dei jeans ed una maglia ma per la prima volta, dopo anni, mi sentivo libera. I primi tempi sono stati difficilissimi, ospite della sorella di mia madre (che ringrazierò per sempre), con una figlia piccola ho vissuto un vero e proprio incubo, ma nessun incubo sarebbe stato peggio della realtà da cui ero fuggita.

Mi sono sempre fatta forza per me e mia figlia e con il tempo sono riuscita a trovare un lavoro che mi permettesse di vivere serenamente la mia vita. Il padre della bambina sapeva dove stavo, ma non si è mai interessato di noi, ospite fisso delle carceri italiane, non si era mai preoccupato e tempo dopo seppi che si era creato una famiglia secondaria, con tanto di figli, tra un permesso e l’altro. Riuscii a ottenere la separazione e la revoca della patria potestà.

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  1. Giorgia Lamberti

    Brave ragazze io sono con voi,continuate a vivere il vostro meraviglioso amore e spero che la vostra vita ora sia più serena

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