L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Un’altra storia di ordinario karma

Vivevo in un appartamento con un cane di piccola taglia. Un cane tranquillo, educato, di quelli che non distruggono casa e non abbaiano per qualsiasi rumore. Lo lasciavamo in casa mentre noi eravamo in ufficio, con tutte le comodità possibili: cuscini, acqua fresca, giochi, lucine accese, radio a basso volume. Insomma, trattato meglio di molti esseri umani.

Purtroppo soffriva di solitudine. Non in modo drammatico, non per ore intere. Piangeva e ululava per circa 10–20 minuti in tutta la giornata. Un lasso di tempo limitato, circoscritto, sempre negli stessi momenti. Poi dormiva. Dormiva profondamente, come solo i cani sereni sanno fare.

Proprio per questo non ce la sentivamo di lasciarlo in giardino “per attutire” i lamenti. Primo perché i lamenti erano pochi. Secondo perché lasciarlo fuori, da solo, sarebbe stato molto peggio per lui. Terzo perché, con le finestre chiuse, quel pianto si disperdeva quasi del tutto. Ma si sa: quando qualcuno vuole sentire un rumore, lo sente anche nel vuoto.

Ecco un altro VDI:   La delicatezza

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