Abito in una corte lombarda, una di quelle strutture antiche ma ristrutturate, dove ogni appartamento ha il suo cortiletto, le biciclette appoggiate ai muri e il profumo di legna d’inverno.
In tutto siamo undici unità abitative — poche, abbastanza per conoscersi tutti… e forse anche troppo per non conoscere fin troppo bene i problemi degli altri.
Attualmente, la situazione è degna di una soap opera condominiale:
Due appartamenti all’asta, da anni ormai, con porte chiuse e cassette postali che traboccano di pubblicità.
Due vuoti e in vendita, che nessuno compra perché “eh, sai, ci sono questioni condominiali in sospeso…”
Gli altri sette occupati da noi, i superstiti, quelli che pagano (quasi tutti) e che cercano di mantenere la baracca in piedi.
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