Passa il tempo, e io sono di nuovo a Berlino. Non per lavoro, questa volta: solo per qualche giorno di vacanza. La città è sempre la stessa, frenetica, caotica, un misto di lingue e di vite che si intrecciano. Ma il mio primo pensiero non è per i musei o i club: è per lui.
Il VDM.
Cammino sotto casa, mi fermo davanti al portone della vecchia palazzina. È tutto uguale: il pub sotto, la bici rotta appoggiata al palo, la porta con le lettere dei coinquilini nuovi. Mi viene quasi da suonare il campanello per chiedere di lui. Ma non serve.
È lì.
Seduto sul solito balcone, con la solita sedia, la solita birra. Ma qualcosa è diverso. Forse il taglio di capelli, o forse il fatto che oggi indossa una camicia stirata, pulita. Mi vede, mi riconosce — o almeno credo — e per la prima volta da quando lo conosco mi fa un cenno con la mano, lento, quasi solenne.
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