Raro, rarissimo, incontrare i vicini in una grande città.
Qui la gente vive porta a porta ma come in universi paralleli: ti saluti di sfuggita, scambi un “buongiorno” distratto una volta ogni morte di papa e, se incroci qualcuno nell’ascensore, di solito guardate entrambi i piani che scorrono come se fosse la scena di un thriller.
E invece oggi — miracolo — mi succede una cosa che mi ha quasi commosso.
Rientro dal supermercato carico come un mulo: quattro buste, bottiglie d’acqua, la spesa del mese, insomma, la classica odissea condominiale. Arrivo al portone e chi trovo?
La mia vicina di portone, quella che vedo ogni tanto ma con cui non ho mai scambiato più di due parole.
Non solo mi tiene il portone aperto — che già sarebbe un gesto degno di lode, visto che essendo elettronico tende a chiudersi con la grazia di una ghigliottina — ma addirittura mi aiuta a scaricare le buste e le mette lei stessa sull’ascensore.
Una gentilezza disarmante, quasi sospetta, di quelle che ti fanno pensare “aspetta, dov’è la telecamera?”.
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