L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Troppe stanze

La mia VDI mi odiava già prima ancora che comprassi casa al piano di sopra.

Il motivo risale a quando stavo cercando un appartamento: lei aveva messo in vendita il suo, io l’avevo anche valutato, ma alla fine avevo scelto quello sopra il suo perché mi piaceva di più e, dettaglio non proprio trascurabile, costava meno. Una scelta assolutamente normale per chi sta investendo i propri soldi, ma lei deve averla interpretata come un’offesa personale. Da quel momento sono diventata quella che aveva rifiutato casa sua e, come aggravante, aveva deciso di trasferirsi esattamente sopra la sua testa.

Premetto che cerco davvero di essere una bravissima vicina. Ho una bambina di due anni, quindi non posso garantire il silenzio di una camera mortuaria, ma non facciamo feste, non teniamo la musica alta e non trascorriamo le giornate spostando mobili. Cerco di fare attenzione persino quando mia figlia gioca, anche se a quell’età è impossibile impedirle di correre, ridere o far cadere ogni tanto qualcosa.

Ecco un altro VDI:   Il vicino infame sono io

Io, al contrario, non dico nulla nemmeno quando la VDI e suo marito si scannano alle due di notte per stabilire chi debba alzarsi a preparare il biberon al neonato.

“Alzati tu, io l’ho fatto prima!”

“Domani devo lavorare!”

“E io invece cosa faccio tutto il giorno?”

Li sento perfettamente, potrei bussare sul pavimento, lamentarmi o mandarle un messaggio, ma capisco che abbiano un bambino piccolo e siano stanchi. Mi giro dall’altra parte e provo a riaddormentarmi, perché per me questa si chiama tolleranza reciproca.

Per lei, invece, significa che io devo tollerare loro mentre loro non devono sentire neppure mia figlia respirare.

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