Nel mio condominio ci sono tre fratelli che abitano insieme da sempre.
Non sono giovani, avranno tipo 40-50 anni, ma vivono come se fossero ancora al liceo: disordinati, rumorosi in modo buffo, sempre a litigare per sciocchezze.
Loro urlano da una stanza all’altra, suonano il citofono come se fosse una gara di velocità, dimenticano le chiavi, le scarpe, le biciclette, insomma… il caos vivente.
Un sabato sera, verso le 7, mentre stavo preparando cena, mi suonano.
Apro pensando a un corriere in ritardo, invece trovo uno dei fratelli, Sandro, con aria disperata.
Mi fa cenno tipo “aiuto”.
Mi spiega che si sono chiusi fuori casa e che dentro ci sono gli altri due, ma non sentono il citofono perché hanno la musica alta.
Allora saliamo insieme.
Mi ritrovo davanti alla loro porta a vederlo che suona, suona, suona, bussa, prende a pugni il battente, urla il loro nome…
Niente.
Inizia a ridere pure lui, nervoso.
Poi mi guarda e mi chiede, serio:
“Puoi urlare anche tu? Magari con due voci si svegliano.”
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