L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Stanza

Quando sono tornato nell’appartamento dopo quasi un anno, ho pensato che il corridoio fosse sempre stato più lungo.

Non mi sono allarmato subito. Una casa vuota cambia completamente aspetto: senza mobili, quadri e punti di riferimento, alcune stanze sembrano enormi e altre più strette. Mi sono detto che ricordavo male, anche perché ero entrato lì dentro pochissime volte prima che saltasse tutto.

Sono calabrese, ma da anni vivo e lavoro al Nord. Avevo comprato quell’appartamento a Napoli per usarlo durante le vacanze, una casa non troppo grande in un palazzo tranquillo, abbastanza vicina al mare da poterci arrivare senza trasformare ogni giornata in una spedizione. L’idea era semplice: fare qualche lavoro, sistemarla poco alla volta e poi avere finalmente un posto mio dove trascorrere l’estate.

Al momento dell’acquisto ero felicissimo. Avevo già deciso dove mettere la cucina, quale stanza destinare agli ospiti e persino il colore delle pareti. Non cercavo una reggia, ma un appartamento comodo, con due camere, un soggiorno luminoso e quel corridoio un po’ lungo che inizialmente mi era sembrato spazio sprecato.

“Qui ci facciamo un armadio a muro”, avevo detto al venditore durante la seconda visita.

Lui mi aveva mostrato la stanza in fondo.

“Questa invece è perfetta per gli ospiti. È piccola, ma ci entra tutto.”

Non era particolarmente luminosa, perché affacciava sul cortile interno, però per me andava benissimo. Ci avrei messo un divano letto, un armadio stretto e magari una scrivania. Avevo anche preso le misure.

Poi i lavori erano stati rimandati e l’appartamento era rimasto chiuso per mesi. Ogni tanto pensavo che avrei dovuto mandare qualcuno a controllare, ma non c’erano mobili, oggetti di valore o impianti nuovi da sorvegliare. Avevo lasciato dentro soltanto una scala, alcune confezioni di piastrelle e una vecchia sedia trovata in cucina.

Quando finalmente riuscii a tornare, arrivai in mattinata con un geometra e un piccolo elenco di interventi da valutare. Aprii la porta, spalancai le finestre e lasciai entrare un po’ d’aria. C’era odore di chiuso e polvere, niente di strano.

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Il geometra cominciò dalla cucina, controllando gli attacchi e le condizioni dell’impianto. Io intanto giravo per casa cercando di ricordare le idee che avevo avuto mesi prima. Entrai nel soggiorno, poi nella prima camera e infine tornai nel corridoio.

Mi fermai.

In fondo c’era una parete completamente vuota.

La guardai per qualche secondo, senza capire che cosa mi disturbasse. Non c’erano macchie, crepe o segni evidenti. Era soltanto un muro intonacato di bianco, leggermente più pulito rispetto alle pareti laterali.

Chiamai il geometra.

“Scusa, ma qui non c’era una porta?”

Lui uscì dalla cucina e osservò il muro.

“Una porta per andare dove?”

“Alla seconda camera.”

Indicò quella che avevamo appena visitato.

“La camera è là.”

“No, quella è la prima. Ce n’era un’altra in fondo.”

Mi guardò con l’espressione prudente di chi non vuole contraddire il proprietario di una casa appena conosciuto.

“Sei sicuro?”

“Ho comprato un appartamento con due camere.”

“Magari la seconda è quella accanto al soggiorno.”

“Quella è segnata come soggiorno.”

Cominciammo a girare per casa come due persone che avessero smarrito una stanza dentro settanta metri quadrati. Aprimmo tutte le porte, compresa quella del ripostiglio, come se dietro una scopa potesse comparire improvvisamente una camera da letto.

A quel punto tirai fuori dal borsone la cartellina dell’acquisto. Avevo portato la planimetria proprio per discutere i lavori. La aprii sul davanzale e la confrontammo con l’appartamento.

Sulla carta, alla fine del corridoio, c’era chiaramente una porta. Dietro quella porta risultava una stanza rettangolare, piccola ma vera, con tanto di finestra sul cortile.

Alzai gli occhi verso il muro.

“Questa è la porta.”

Il geometra si avvicinò e bussò con le nocche. Il suono cambiava leggermente in alcuni punti. Poi passò una mano sull’intonaco e guardò il battiscopa.

“Qui hanno lavorato.”

“Chi?”

“Questo non te lo posso dire. Però il muro non è vecchio come gli altri e il battiscopa è stato rimesso.”

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Mi chinai. In effetti, proprio davanti alla parete, il battiscopa era di una tonalità appena diversa. Non me ne sarei mai accorto da solo.

“Vuoi dire che qualcuno ha chiuso la porta?”

“Pare di sì.”

“Perché uno dovrebbe entrare in casa mia per murare una porta?”

Lui tornò a guardare la planimetria, poi indicò il confine con l’appartamento accanto.

“Prima di chiederti perché abbiano chiuso questa, io cercherei di capire che cosa sia successo dall’altra parte.”

In quel momento mi venne un dubbio talmente assurdo che quasi mi vergognai a dirlo.

“La stanza confina con il vicino?”

“Non confina. Questa parete dovrebbe separarla dal vicino.”

“Quindi la stanza dov’è?”

Il geometra mi guardò.

“Fisicamente? Dall’altra parte di questo muro.”

Rimasi in silenzio, cercando una spiegazione meno folle. Pensai a una planimetria sbagliata, a una modifica precedente all’acquisto, persino a un errore del notaio. Il problema era che io quella stanza l’avevo vista. Ci ero entrato, avevo aperto la finestra e avevo misurato la parete per capire se ci stesse un divano letto.

Non poteva essere sparita.

Uscii sul pianerottolo e bussai alla porta del vicino. Lo conoscevo appena. Ci eravamo incontrati una volta, poco dopo l’acquisto, e mi era sembrato cordiale. Mi aveva chiesto se avessi intenzione di affittare la casa ai turisti e gli avevo spiegato che l’avrei usata personalmente, soprattutto d’estate.

Aprì dopo qualche minuto.

“Buongiorno, si ricorda di me? Sono il proprietario dell’appartamento accanto.”

“Sì, certo. Finalmente siete tornato.”

“Avrei bisogno di chiederle una cosa.”

Mi aspettavo che mi invitasse a entrare, invece rimase in mezzo alla porta.

“Mi dica.”

“Nella mia casa manca una stanza.”

Fece una faccia perplessa.

“In che senso?”

“Nel senso che prima c’era e adesso non c’è più.”

“Non capisco.”

“Alla fine del corridoio avevo una seconda camera. Ora al posto della porta c’è un muro.”

Per un istante guardò verso l’interno del proprio appartamento. Fu un movimento velocissimo, ma lo notammo sia io sia il geometra.

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“Avrà ricordato male.”

“Ho la planimetria.”

“Le planimetrie spesso non sono aggiornate.”

“Sono entrato personalmente in quella stanza.”

Lui alzò le spalle.

“Non so cosa dirle.”

Il geometra gli chiese se durante gli ultimi mesi avesse eseguito lavori in casa.

“Qualche lavoretto, niente di particolare.”

“Ha modificato la parete confinante?”

“No.”

“Possiamo vedere?”

A quel punto cambiò espressione.

“Vedere che cosa?”

“La stanza che dovrebbe trovarsi dall’altra parte del muro.”

“Non potete entrare in casa mia.”

“Non vogliamo controllare tutta la casa”, dissi. “Voglio soltanto capire dove sia finita la mia camera.”

“Quella camera è sempre stata parte del mio appartamento.”

Lo disse con una sicurezza impressionante, come se fossi stato io a presentarmi per reclamare un pezzo di casa sua.

Aprii la planimetria sul pianerottolo e gliela mostrai.

“Questa è la mia proprietà. Qui c’è la stanza.”

Lui la guardò appena.

“Queste carte possono essere vecchie.”

“Il rogito non è vecchio. E io la stanza l’ho vista.”

“Allora se la prenda con chi le ha venduto la casa.”

“Sto parlando con lei perché il muro è stato chiuso mentre l’appartamento era vuoto.”

“Mi sta accusando?”

“Sto cercando di capire.”

“Allora lo capisca con il suo tecnico.”

Fece per chiudere la porta, ma prima che riuscisse a farlo intravidi alle sue spalle una finestra. Non significava nulla, perché poteva appartenere a qualunque ambiente, però era nella direzione esatta in cui avrebbe dovuto trovarsi la mia camera.

“Quella finestra affaccia sul cortile?”, chiesi.

La porta si chiuse.

Il geometra rimase a guardarmi.

“Almeno adesso sappiamo che non ricordavi male.”

“Come facciamo a saperlo?”

“Perché una persona normale, se il vicino le dice che gli è scomparsa una stanza, come prima cosa chiede di vedere la planimetria. Non gli chiude la porta in faccia.”

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