Quando rimasi incinta affittammo casa in un paesino vicino alla città. Una soluzione di passaggio, pratica, senza troppe pretese. Doveva essere solo un tetto sopra la testa in attesa di tempi migliori. Quello che non avevo previsto, però, era la solitudine.
Ero totalmente sola.
I miei genitori lavoravano, mio marito lavorava, i miei suoceri lavoravano. Tutti pieni di affetto, certo, ma presi dalle loro vite, dagli orari, dalle distanze. Io invece restavo lì, con una gravidanza gemellare che cresceva giorno dopo giorno, il corpo che cambiava, la stanchezza che aumentava e mille pensieri che non avevano nessuno con cui fare a turno.
Le giornate scorrevano lente. Lunghissime. Il silenzio di casa a volte era rassicurante, altre volte faceva quasi male. Mi ritrovavo a parlare da sola, a poggiare le mani sulla pancia per sentire un movimento, qualsiasi cosa mi ricordasse che non ero davvero sola, anche se così mi sentivo.
L’unica eccezione era l’inquilina del piano di sotto.
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