L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Parcheggio a sorpresa

Per uscire da casa mia esiste una sola strada, talmente stretta che può passare una macchina alla volta: o qualcuno entra oppure qualcuno esce. Non ci sono alternative, scorciatoie o spazi per aggirare un ostacolo, quindi tra le sei famiglie che abitano nelle villette della zona la regola dovrebbe essere abbastanza intuitiva: quella è una strada di passaggio, non un parcheggio.

Ogni villetta ha il proprio cortile privato e lo spazio per lasciare le macchine senza bloccare nessuno. Non serve nemmeno un regolamento scritto, basta guardare la strada per capire che, se parcheggi lì in mezzo, chi si trova dall’altra parte rimane prigioniero finché non decidi di spostarti.

Una mattina ero già in ritardo per andare al lavoro. Sono uscita di casa di corsa, ho chiuso il cancello, sono salita in macchina e dopo pochi metri mi sono trovata davanti un’auto ferma esattamente in mezzo alla strada.

Non accostata male, non lasciata per metà sul bordo: proprio piazzata lì, come se quella stradina fosse il parcheggio riservato di un ristorante.

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Mi sono fermata dietro e per qualche secondo ho aspettato, pensando che il conducente fosse sceso un attimo per consegnare qualcosa e sarebbe tornato subito. Non vedevo nessuno, però, e dall’altra parte non c’era abbastanza spazio per passare. Ho suonato brevemente il clacson, niente. Ho aspettato ancora, poi sono scesa per controllare.

L’auto era vuota e parcheggiata proprio davanti al cancello di una vicina. Ho guardato l’orologio, mancava sempre meno all’inizio del mio turno e non potevo certo lasciare la mia macchina lì per proseguire a piedi. Così sono andata al citofono e ho suonato.

Una volta.

Nessuna risposta.

Ho aspettato qualche secondo e ho suonato di nuovo, più a lungo.

Ancora niente.

Alla terza scampanellata ho iniziato ad agitarmi sul serio. Mi era venuto il dubbio che la proprietaria dell’auto fosse arrivata con la vicina e che poi fossero uscite insieme con un’altra macchina. In quel caso potevo rimanere bloccata lì per ore, con la strada completamente chiusa e senza sapere nemmeno chi chiamare.

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Ho ricominciato a suonare, questa volta tenendo premuto il pulsante.

Finalmente si è aperta la porta della villetta ed è uscita la mia vicina, con tutta la calma del mondo e l’espressione leggermente infastidita di chi è stato disturbato senza un valido motivo.

“Che succede?”

“Succede che c’è una macchina in mezzo alla strada e devo andare al lavoro. È della tua amica?”

Lei ha guardato l’auto, poi me, come se dovesse verificare la complessità della situazione.

“Sì, è sua.”

“Può spostarla, per favore? Non riesco a uscire.”

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