Una decina di anni fa.
Sera tranquilla, bussano alla porta. È il mio vicino, quello della porta accanto.
Un po’ imbarazzato mi chiede:
– “Scusa, potresti prestarmi una tazza di zucchero?”
Io, senza pensarci due volte, riempio la tazza che aveva in mano e gliela porgo sorridendo.
– “Tieni, figurati. Non serve che me lo restituisci.”
Lui ringrazia, se ne va. Tutto normale, vicinanza da manuale: l’immagine perfetta della solidarietà condominiale.
Passano due giorni.
Di nuovo bussano. Apro e mi trovo davanti la moglie.
Ancora me la ricordo: donna molto bella, elegante, simpatica sì… ma con quello sguardo da “non contraddirmi o finisce male”.
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