I miei vicini del piano di sopra hanno il terrazzo che affaccia direttamente sul mio balcone.
Fin qui niente di strano, se non fosse che lo trattano più come un deposito da bar all’aperto che come un normale spazio condominiale.
Tra le varie cose, hanno piazzato uno di quegli ombrelloni enormi, da bar, con il palo di legno grosso e pesantissimo infilato in una base di cemento. Bello, scenografico, certo. Ma già solo a guardarlo mi faceva paura: sembrava un albero piantato lì per sfidare le leggi della fisica.
E infatti, questa paura non era campata in aria.
Era inverno, giornata di vento forte, quelle in cui senti i vetri tremare e gli infissi vibrare come tamburi. Io ero in casa, il cane sonnecchiava sul balcone, quando all’improvviso sento un rumore assurdo, uno schianto secco che mi fa sobbalzare.
Corro fuori e vedo la scena: l’ombrellone dei vicini, lasciato aperto come se fosse Ferragosto a Rimini, aveva fatto da vela. Il vento l’ha preso in pieno, sollevato e schiantato dritto sul mio balcone.
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