Storia agrodolce.
Da una settimana combatto con un ascesso dentale che definire doloroso è poco. Non è solo la fitta continua che ti accompagna come un metronomo impazzito, ma anche il bozzo visibile, piazzato tra l’angolo della mandibola e il collo, che sembra urlare “guardami!” a chiunque mi incontri. Il medico è stato chiaro: non toccarlo, antibiotico e pazienza.
Ecco che un pomeriggio incontro la mia vicina. Io, senza mascherina per pochi secondi, e lei che subito sgrana gli occhi:
“Oddio, ma quello cos’è? Un tumore? Non è che me lo attacchi, vero?”
Respiro. Conto fino a dieci. Poi, con la calma di un monaco tibetano costretto a vivere in un condominio italiano, le spiego che no, non è contagioso, è solo un ascesso.
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