Quando ho chiesto chi avesse autorizzato l’acquisto dell’albero di Natale, uno dei consiglieri mi ha guardata e ha risposto:
“Ma davvero vogliamo perdere tempo per quattro euro?”
In quel momento ho capito che sarei passata per la tirchia del condominio ancora prima di riuscire a spiegare che dei quattro euro non mi importava assolutamente nulla.
Tutto era cominciato qualche giorno prima, quando avevo ricevuto la convocazione per l’assemblea condominiale del venerdì sera. Come faccio sempre, mi ero messa al tavolo della cucina con il consuntivo, il preventivo e un evidenziatore. Non perché ami particolarmente i bilanci condominiali, ma perché nel nostro palazzo le sorprese tendono a nascondersi sotto descrizioni molto innocenti.
Una volta, dietro la voce “piccole manutenzioni”, c’era la sostituzione completa della pulsantiera del citofono. Un’altra volta avevamo scoperto di aver pagato per mesi la pulizia di un pianerottolo che la ditta non raggiungeva nemmeno, perché era chiuso da una porta di cui nessuno le aveva dato la chiave.
Quindi ormai controllo.
Stavo scorrendo le spese quando trovai una voce che diceva:
“Addobbo natalizio parti comuni.”
La cifra complessiva non era alta. Divisa tra tutti, venivano pochi euro a testa. Rimasi comunque a fissarla, cercando di ricordare se durante l’assemblea precedente avessimo discusso dell’albero.
Non ne avevamo discusso.
L’albero era comparso nell’androne all’inizio di dicembre. Un pomeriggio ero rientrata e avevo trovato due consiglieri intenti a sistemare le palline, mentre un terzo stava cercando di far funzionare una prolunga.
“Che bello”, avevo detto.
Ed era vero. L’albero era fatto bene, rosso e bianco, senza quelle decorazioni messe a caso che fanno sembrare tutto il reparto stagionale di un supermercato. C’erano fiocchi, lucine calde e una base coperta con della stoffa bianca. Era persino più elegante di quello che avevo in casa.
“Abbiamo pensato di dare un po’ di atmosfera all’ingresso”, mi aveva spiegato una consigliera.
Avevo dato per scontato che l’albero fosse già di qualcuno o che fosse stato regalato. Non avevo chiesto chi lo avesse comprato perché non immaginavo che la risposta fosse: tutti noi, senza saperlo.
Scrissi nel gruppo del condominio:
“Scusate, qualcuno ricorda se era stato approvato l’acquisto dell’albero nell’androne?”
La prima risposta arrivò dopo pochi minuti.
“Era Natale.”
Non capii se fosse una spiegazione o se il vicino volesse semplicemente aiutarmi a collocare l’evento nel calendario.
Risposi:
“Sì, questo lo ricordavo. Chiedevo se fosse stato deciso in assemblea.”
Una consigliera scrisse:
“È stata una piccola iniziativa per rendere più bello il condominio.”
Un altro aggiunse l’emoji dell’albero e quella del cuore. Poi intervenne la signora del secondo piano:
“A me è piaciuto moltissimo.”
Anche a me era piaciuto, ma non era quella la domanda.
Provai a spiegarmi:
“Non sto criticando l’albero. Vorrei solo capire chi ha deciso di acquistarlo e dividere la spesa tra tutti.”
A quel punto il gruppo rimase in silenzio per quasi un’ora. Poi uno dei consiglieri rispose:
“Ne parliamo venerdì, non facciamo polemiche qui.”
Non avevo ancora fatto nessuna polemica, ma evidentemente avevo già prenotato il ruolo.
La sera raccontai tutto a mio marito. Gli mostrai la voce del consuntivo e gli dissi che avrei sollevato la questione in assemblea.
Lui guardò la cifra.
“Per questa roba?”
“Non è per la cifra.”
“Lo so, è per il principio.”
Lo disse con quel tono che si usa quando si conosce già perfettamente la persona che si ha davanti.
“Esatto.”
“Quindi venerdì litigherai per principio.”
“Non voglio litigare. Voglio soltanto chiedere come funziona.”
“Funziona che loro hanno comprato l’albero e adesso tu paghi quattro euro.”
“Grazie, questo lo avevo capito.”
Mi suggerì di lasciar perdere, non perché avessero ragione, ma perché secondo lui nessuno avrebbe distinto tra contestare una spesa non autorizzata e protestare contro il Natale. Io, però, continuavo a pensare che se avessimo accettato quel metodo, la volta successiva qualcuno avrebbe potuto decidere qualsiasi altra cosa.
Non necessariamente una spesa enorme. Era proprio il meccanismo a darmi fastidio: si compra, si presenta il conto e poi chi fa una domanda diventa quello che rovina l’atmosfera.
Tra l’altro, in solaio avevo un albero nuovo ancora dentro la scatola. Me lo avevano regalato l’anno precedente, ma era troppo grande per il nostro salotto e non lo avevo mai usato. Se qualcuno avesse scritto nel gruppo: “Serve un albero per l’androne?”, lo avrei portato giù volentieri e avremmo speso zero.
Questa era la parte che mi irritava di più. Non soltanto avevano deciso senza interpellare nessuno, ma avevano anche scelto l’unica soluzione che costava qualcosa.
Il venerdì sera arrivai in sala condominiale con dieci minuti di anticipo. C’erano già l’amministratore, i tre consiglieri e alcuni condomini. Sul tavolo avevano sistemato bottigliette d’acqua, fogli e penne. In un angolo, appoggiata contro il muro, riconobbi la scatola dell’albero.
Una delle consigliere mi salutò con un sorriso.
“Ecco quella dell’albero.”
“Veramente l’albero è vostro”, risposi. “Io sono quella della domanda.”
Rise, ma non abbastanza da farmi capire se l’avesse presa bene.
L’assemblea iniziò con le solite discussioni. Il cancello che non si chiudeva, il preventivo dell’ascensore, i bidoni lasciati davanti al passo carraio. Un vicino riuscì a parlare per quasi dieci minuti della luce del garage, sostenendo che si spegnesse troppo presto. Un altro gli spiegò che bastava premere nuovamente l’interruttore. Lui rispose che non era quello il punto.
Lo capivo perfettamente.
Quando arrivammo all’approvazione del consuntivo, alzai la mano.
“Prima di votare, vorrei chiedere un chiarimento sulla voce relativa all’addobbo natalizio.”
L’amministratore abbassò gli occhi sui fogli.
“Sono trentasei euro e cinquanta.”
“Ho visto la cifra. Vorrei sapere chi ha autorizzato la spesa.”
Uno dei consiglieri intervenne subito.
“Abbiamo deciso noi consiglieri.”
“Avete ricevuto l’autorizzazione dall’assemblea?”
“Per trentasei euro dovevamo convocare tutti?”
“Non dico che dovevate convocare un’assemblea apposta. Potevate almeno chiedere nel gruppo.”
La consigliera seduta di fronte a me sospirò.
“Se ogni volta dobbiamo chiedere il permesso anche per comprare due palline, non facciamo più niente.”
“Non erano due palline. Avete comprato un albero e poi avete diviso la spesa tra tutti.”
“Quattro euro a famiglia”, precisò il consigliere.
“Non è una questione di quattro euro.”
“Però stiamo parlando da cinque minuti di quattro euro.”
Fu allora che dissi la frase che avevo preparato a casa:
“Se il prossimo autunno riempio l’androne di zucche, ragnatele e scheletri e poi vi presento il conto, va bene?”
Qualcuno rise. La signora del secondo piano, quella a cui l’albero era piaciuto moltissimo, smise immediatamente di sorridere.
“Halloween è un’altra cosa.”
“Perché?”
“Perché non è una nostra tradizione.”
“Nemmeno comprare oggetti senza chiedere e farli pagare agli altri dovrebbe esserlo.”
L’amministratore provò a interromperci.
“Direi di non portare la discussione su un piano ideologico.”
“Non è ideologico. Sto chiedendo quale sia la procedura. I consiglieri possono decidere autonomamente qualunque spesa sotto una certa cifra?”
Nessuno rispose subito.
L’amministratore sfogliò alcuni fogli, anche se dubitavo che la risposta si trovasse lì.
“Diciamo che per le piccole spese di gestione esiste un margine di operatività.”
“Un addobbo natalizio è una spesa di gestione?”
“È una spesa per le parti comuni.”
“Anche una statua nel cortile sarebbe per le parti comuni. Non significa che la possono comprare tre persone e addebitarla a tutti.”
Il consigliere si appoggiò allo schienale.
“Stai facendo una tragedia per una cosa carina.”
“Io non ho mai detto che fosse brutto.”
“Allora qual è il problema?”
“Che non avete chiesto nulla.”
“Perché sapevamo che sarebbe piaciuto.”
“Quindi, se una cosa piace a voi, la paghiamo tutti?”
“Piaceva a quasi tutti.”
“Lo avete scoperto prima o dopo averla comprata?”
A quel punto l’amministratore si tolse gli occhiali e disse che avremmo dovuto mantenere toni costruttivi. Io non avevo alzato la voce, ma in condominio i toni diventano automaticamente poco costruttivi appena qualcuno pretende una risposta precisa.
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