Il mio VDI ha settantacinque anni e pretende una cosa molto semplice: quando lui decide di andare a dormire, tutto il vicinato deve adeguarsi, possibilmente smettendo anche di respirare.
Quella sera ero seduta a un tavolino fuori da casa mia con alcuni amici. Stavamo chiacchierando tranquillamente, senza musica, senza urla e senza quella confusione che può nascere quando si organizza una vera festa. Eravamo poche persone e parlavamo a un volume moderato, tanto che riuscivamo a sentire perfettamente anche i rumori provenienti dalle altre case.
A un certo punto si è aperta una finestra ed è comparso lui.
“Avete intenzione di andare avanti ancora molto?”
Abbiamo alzato lo sguardo, un po’ sorpresi.
“Stiamo soltanto parlando.”
“State facendo un rumore assordante, non riesco a dormire!”
A definirlo “assordante” serviva una certa immaginazione, ma non avevamo nessuna voglia di discutere. Gli abbiamo detto che avremmo abbassato ulteriormente la voce e, per evitare problemi, ci siamo messi quasi a bisbigliare.
Lui è rientrato e ha chiuso la finestra. Pensavamo fosse finita lì.
Per alcuni minuti abbiamo continuato a parlare a voce bassissima, facendo attenzione persino a non ridere troppo forte. Ogni tanto qualcuno guardava verso la sua finestra per controllare che non ricomparisse, ma sembrava tutto tranquillo.
Poi abbiamo sentito aprirsi la porta di casa sua.
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