L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La Sveglia Delle Cinque

Per anni ho creduto che il problema fosse vivere in centro, il traffico, la musica, la gente ubriaca sotto le finestre.
Macché.
Il problema vero sono i vicini.
Io abitavo nel centro della città, pieno di eventi, Natale con le luci ovunque, Carnevale, musica in piazza d’estate, casino sì, ma il casino normale, quello che dopo un po’ diventa quasi rumore di fondo.
Poi aprono un bar sotto casa.
Poi un altro.
Poi un altro ancora.
Ed è finita la pace.
Musica sparata fino a notte fonda, bicchieri rotti, gente che urlava alle tre del mattino come se fosse in discoteca privata, vomito davanti al portone, piscio negli angoli, sigarette infilate nei vasi.
Una notte mia figlia mi chiama terrorizzata perché un ubriacone le bloccava l’ingresso del palazzo e non la lasciava entrare.
Io scendo in strada in pigiama, coi capelli che sembravano un cespuglio incendiato e una rabbia che ancora oggi mi ricordo benissimo.
Gli urlo contro talmente forte che pure lui si spaventa.
Mi ricordo solo che a un certo punto gli dissi:
“Guarda che quel bicchiere ti finisce dove non batte il sole.”
Classe ed eleganza proprio.
Da lì decido basta, mollo tutto e cambio zona.
Periferia.
Villetta a schiera.
Silenzio.
Famiglie tranquille.
Uccellini.
Praticamente la pubblicità del Mulino Bianco.
L’agenzia mi dice pure:
“Qui si sta benissimo.”
E io, scema, non mi chiedo perché quella casa avesse cambiato così tanti inquilini.
La risposta arriva subito.
Vicini da incubo.
Quelli veri.
Quelli che lavano il terrazzino a secchiate dopo che il cane ci ha soggiornato tutto il giorno, con l’acqua sporca che scende verso il mio garage perché la pendenza ovviamente va dalla mia parte.
Quelli con la musica a palla fino alle quattro del mattino, le urla, le litigate, le porte sbattute.
Una notte sembrava ci fosse una rissa clandestina.
Un’altra arriva pure la polizia.
Poi vengono fuori storie assurde, denunce, drammi familiari, una delle figlie molestata da un amico di famiglia, un caos continuo.
Tre anni così.
Tre anni passati a vivere con la sensazione di avere accanto una famiglia posseduta.
Poi finalmente se ne vanno.
Novembre.
Io ricordo il trasloco come si ricorda la liberazione dopo una guerra.
Non pagavano più l’affitto, litigavano con tutti e soprattutto non sopportavano che io alzassi la saracinesca del garage alle sette del mattino, perché loro vivevano di notte e dormivano di giorno.
Mia figlia poi suonava il piano, sempre negli orari consentiti, ma pure quello per loro era un affronto personale.
Quando se ne vanno penso:
finita.
Pace.
Silenzio.
Vita nuova.
Cinque giorni dopo arrivano i loro amici.
Sfrattati pure loro.
E già lì dovevo capire.

Ecco un altro VDI:   Consiglio?

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