Alle sette rientravo dalla serata con gli amici. Alle sette e mezza quelli di fronte cominciavano a cantare la messa. La casa al mare aveva due programmi incompatibili e, fino a quel momento, il sonno lo sacrificavo sempre io.
Era il periodo della mia giovinezza, quando riuscivo a stare fuori tutta la notte e tornare a casa convinta di poter dormire almeno fino a pranzo.
Dall’altra parte della strada abitava una famiglia molto religiosa. Le figlie le avevamo soprannominate “le sante”: le vedevamo quasi sempre sul ballatoio davanti all’ingresso, raramente in giro.
La mattina, però, si facevano sentire benissimo.
Alle sette e mezza partivano i canti, accompagnati dalla chitarra. Io ero appena riuscita a stendermi e dalla finestra arrivavano voci e accordi che attraversavano la stanza senza incontrare ostacoli.
Dopo una notte fuori non avevo grandi risorse per affrontare la giornata. Speravo soltanto che finissero in fretta.
Invece la funzione continuava.
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