L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La fotografa del parco

Abito in un parco composto da sei scale diverse e, nonostante la distanza, conosco perfettamente ogni dettaglio della vita della signora che abita al secondo piano della scala accanto alla mia.

Non perché siamo amiche, ma perché trascorre almeno sei ore al giorno sul balcone a sbraitare al telefono. Non parla: trasmette in diretta. Grazie a lei, tutti noi conosciamo ormai le Res Gestae della famiglia e, soprattutto, quelle del suo “figlio ancielo”, un giovane virgulto di appena quarantadue anni.

Sappiamo quando si sveglia, cosa mangia, con chi litiga, chi gli ha mancato di rispetto e perché, secondo sua madre, il mondo intero ce l’ha ingiustamente con lui. Le telefonate iniziano al mattino e possono proseguire per ore, con un tono di voce tale che non serve nemmeno stare sul balcone: basta aprire una finestra in qualunque punto del parco.

Per settimane ho provato a risolvere la questione civilmente.

“Signora, può abbassare un po’ la voce? Si sente tutto.”

Ecco un altro VDI:   Azzeravicino

“Sto parlando a casa mia.”

“Lo so, ma la sentiamo anche a casa nostra.”

Lei mi guardava male, rientrava per qualche minuto e poi tornava fuori ricominciando esattamente da dove aveva interrotto, magari con un volume ancora più alto. Probabilmente, da quel momento, tra gli argomenti delle sue telefonate ero entrata anch’io.

Dopo l’ennesima mattinata trascorsa ad ascoltare le disavventure dell’ancielo quarantaduenne, ho contattato l’amministratore. Non ho chiesto guerre, multe o interventi speciali, gli ho semplicemente spiegato che la signora passava ore a urlare dal balcone e che le richieste educate non erano servite.

Da quel giorno, improvvisamente, la signora ha trovato una nuova occupazione.

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