C’è un vicino che ha ottenuto il posto disabili.
Ed è giusto così. È un diritto che nessuno mette in discussione. Il problema non è il posto. Il problema è l’uso creativo che ne fa.
Il suo posto riservato, quello che si è fatto assegnare, resta quasi sempre vuoto. Intonso. Libero. Un monumento alla correttezza formale.
Le sue due macchine, invece, occupano stabilmente tre parcheggi liberi davanti al condominio. Tre. Con due auto. Un piccolo capolavoro di logistica passivo-aggressiva.
Funziona così: una macchina esce, l’altra viene immediatamente riposizionata. Se qualcuno riesce a infilarsi in uno dei posti “liberi”, scatta il piano B. Lui è a casa tutto il giorno. Affacciato. In osservazione. Conosce gli orari meglio di un portinaio svizzero. Appena vede qualcuno andare via per lavorare, scende e riorganizza il parcheggio come se stesse giocando a Tetris, ma con l’odio.
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