L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Iniziamo bene la giornata

La vicina che viene a suonarmi inca**ata. Ma non un po’ infastidita, no. Parliamo di quella rabbia concentrata, covata tutta la notte, pronta a esplodere sul primo citofono disponibile. Il mio, ovviamente.

Apre subito con le urla. Nemmeno il tempo di dire “buongiorno”. Parte in quarta raccontandomi che altri vicini, la notte di Capodanno, hanno fatto festa fino alle due: urla, canti, schiamazzi, probabilmente anche brindisi filosofici alle tre di mattina. Lei è salita a lamentarsi. Io no.

E già qui capisco che la conversazione non promette bene.

Cerco di restare calma, civile, zen. Le spiego gentilmente — perché non ho alcuna voglia di iniziare l’anno con l’ennesima guerra di condominio — che io non ero in casa. Non presente. Assente. Altrove. Quindi non so che stessero facendo, né quanto rumore facessero, né se stessero cantando l’inno nazionale o allevando gabbiani in salotto.

Lei però non si ferma. Anzi, rilancia.

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