L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il Posto Di Pippo

La cosa più assurda dei condomìni non sono i rumori.
Non sono le urla.
Non sono i cani.
Non sono nemmeno quelli che cucinano pesce alle undici di sera e ti impestano le scale per tre giorni.
Sono i parcheggi.
Perché il parcheggio tira fuori il peggio dell’essere umano.
Gente normalissima che improvvisamente diventa un feudatario medievale appena vede due metri di asfalto.
Nel mio condominio abbiamo una strada privata strettissima, infilata in fondo come un vicolo senza speranza. I posti auto praticamente non esistono. Quelli veri, segnati, privati, si contano sulle dita di una mano e ovviamente appartengono sempre alle persone che usano meno la macchina di tutti.
Gli altri?
A caccia.
Ogni sera sembra Hunger Games.
Giri.
Aspetti.
Fai retro.
Ti infili mezzo sul marciapiede.
Preghi.
Cerchi di non bloccare nessuno.
Cerchi soprattutto di non trovare il bigliettino passivo-aggressivo sul parabrezza.
Io ho un motorino.
E già questo, nel condominio, mi rende automaticamente “quella che può arrangiarsi”.
Per mesi avevo trovato il mio equilibrio zen.
In fondo alla strada c’è il posto auto di Pippo.
Il più grande.
Il più comodo.
Quello con più spazio di manovra.
Praticamente la suite presidenziale dei parcheggi.
Dietro il suo posto c’è ancora un metro e mezzo abbondante di asfalto, poi una catena e un praticello mezzo spelacchiato.
Io mettevo il motorino lì.
Attaccato alla catena.
Trasversale.
Lontanissimo dal suo spazio.
Senza dare fastidio a nessuno.
O almeno così credevo.
Il dettaglio meraviglioso?
Pippo praticamente non c’è mai.
Abita in un’altra città.
Quel posto lo usa forse una o due volte al mese, quando gli gira.
A volte nemmeno quelle.
Però evidentemente, anche a distanza, riusciva comunque a sentire il mio motorino respirare vicino al suo regno.

Ecco un altro VDI:   Il custode

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