Ero di ritorno a casa per il weekend, avevo con me uno zaino pieno di roba delicata, barattoli da riportare a casa per essere riempiti di sughi, un joystick e altra roba che non volevo assolutamente vedere distrutta durante il viaggio.
Per fortuna avevo anche le mie enormi cuffie a isolamento sonoro, benedetta tecnologia.
Era il periodo pre-Covid, quindi sul bus si stava ancora abbastanza larghi e io ero seduto in prima fila con lo zaino appoggiato sul sedile accanto.
Sale questa signora con una figlia adolescente e tre bambini tra i cinque e i nove anni, quelli con l’energia di un branco di procioni sotto caffeina.
Dopo nemmeno cinque minuti uno dei marmocchi inizia a chiedere il “mottino”, che a quanto pare era una merendina lasciata nella valigia nel bagagliaio.
La madre ovviamente non si alza nemmeno per andare a prenderla durante le fermate, si limita a ripetere:
“Quando arriviamo.”
Più lei lo ignorava, più quello aumentava il volume.
Ma io ero tranquillo.
Avevo le cuffie.
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