Abito in una mini palazzina da undici anni. Sette appartamenti in tutto, pochi condomini, abbastanza silenziosa — almeno sulla carta.
In realtà, in questi anni ne ho viste e sentite di tutti i colori, e ho sempre lasciato correre.
Ho sopportato cani che abbaiavano a qualsiasi foglia passasse davanti alla finestra. Bambini in preda a crisi da coliche, dentini, capricci, urla che duravano ore. Lavatrici in funzione alle quattro del mattino, come se qualcuno dovesse salvare il mondo con un ciclo rapido.
E poi c’è il tizio che abita sopra di me: ogni singola mattina, alle sei in punto, inizia quella che sembra un’operazione di trasloco. Trascina mobili, sedie, forse una cassaforte. Ormai lo immagino mentre si allena per “Tetris live edition” usando solo mobilio IKEA e parquet scricchiolante. Mai detto niente. Mai.
Lascia una risposta