Abito in un condominio abbastanza normale. Quattro piani, otto appartamenti, niente di speciale. Quelle palazzine anni ’80 con il giardino condominiale che nessuno cura davvero ma che tutti difendono come se fosse Versailles.
La raccolta differenziata qui è sempre stata un po’… creativa. Ognuno fa quello che può. Il martedì la plastica, il giovedì l’umido, il sabato l’indifferenziato. Più o meno.
Poi è arrivato il controllore.
Il suo nome è Sergio, ma tra noi ormai è conosciuto come l’ispettore dei rifiuti.
Abita al piano terra. Pensionato. Sempre in giro con quelle ciabatte di gomma e un giubbotto catarifrangente che non ho mai capito perché indossi anche alle otto di sera.
All’inizio pensavamo fosse solo uno molto preciso.
Una mattina esco per portare giù il sacchetto e trovo un foglietto attaccato al mio bidone:
“ATTENZIONE: NEL SACCO SONO PRESENTI MATERIALI NON CONFORMI ALLA RACCOLTA.”
Firmato: Condominio.
Peccato che la calligrafia fosse chiaramente di una persona sola.
Non ci ho fatto troppo caso.
Poi succede di nuovo.
E poi di nuovo ancora.
Solo che questa volta il biglietto era più specifico:
“IL CARTONE DELLA PIZZA NON È CARTA SE SPORCO DI FORMAGGIO.”
Ora, la cosa inquietante non era la nota.
Era il fatto che qualcuno aveva aperto il mio sacchetto per controllare.
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