L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato, vicini incivili

Il cane fantasma

Quando abitavo ancora coi miei avevamo una cagnolona enorme, una di quelle che a vederle da fuori sembrano bestie feroci e poi in realtà hanno l’aggressività di un pouf.

Tranquillissima.

Non abbaiava praticamente mai, nemmeno quando restava sola in casa mentre noi eravamo a scuola o al lavoro. Al massimo faceva due versetti quando sentiva le chiavi nella porta perché aveva capito che stavamo tornando.

Fuori era molto espansiva, quello sì.

Vedeva una persona e subito voleva andare a salutare, convinta che chiunque esistesse esclusivamente per accarezzarla.

Però noi siamo sempre stati attentissimi.

Guinzaglio corto.
Mai addosso alla gente.
Mai fatta avvicinare se gli altri non volevano.
Mai lasciata libera.

Con gli altri cani poi faceva pure la grossa, abbaiava due volte, si irrigidiva, tirava un po’, ma non le abbiamo mai dato occasione di fare casino davvero.

Insomma, oggettivamente era un cane di cui non ti potevi lamentare.

I veri disturbati del palazzo erano altri.

I vicini del piano di sotto avevano un volpino indemoniato, una specie di allarme antifurto col pelo bianco, un coso isterico che abbaiava per qualsiasi motivo.

Ecco un altro VDI:   Misofonia

Ascensore?
Abbaio.

Citofono?
Abbaio.

Porta che si chiude?
Abbaio.

Persona che tossisce a trenta metri?
Abbaio.

Una volta aveva abbaiato pure a una busta dell’Esselunga lasciata sulle scale.

Io durante la maturità stavo impazzendo.

Provavo a studiare e sotto partiva questo:
YAPYAPYAPYAPYAP.

Continuo.

Acuto.

Fastidioso.

Sembrava una teiera posseduta.

Però indovinate di chi era sempre la colpa?

Della nostra.

Sempre.

Non importava che il nostro cane avesse una voce bassa e profonda e quell’altro sembrasse un pollo strozzato col megafono.

Per il condominio qualsiasi rumore canino proveniva automaticamente da noi.

Era diventata una specie di tradizione.

Succede qualcosa?
Sarà il cane del piano di sopra.

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