La mia migliore amica vive in una villetta in una zona tranquillissima, quelle strade dove senti più uccellini che macchine e i drammi più grossi di solito riguardano il taglio della siepe o i bidoni della differenziata lasciati fuori troppo presto.
Qualche mese fa, nella casa accanto alla sua, si trasferisce una nuova famiglia.
All’inizio classici vicini anonimi.
Poche parole.
Poche presentazioni.
Sempre chiusi dentro casa.
Poi compare il cane.
Un Malinois.
E io appena l’ho visto mi si è acceso subito il cervello da addestratrice.
Per chi non conosce la razza, non stiamo parlando del classico cane da divano che vive felice con due passeggiate e una pallina.
I Malinois sono intelligenti, potentissimi, iperattivi, cani che se non vengono educati e seguiti bene possono diventare ingestibili pure per persone esperte.
Questo però era ancora un cucciolone.
Secondo me sei, massimo otto mesi.
Bellissimo.
Magro, orecchie enormi, occhi vivissimi e quella voglia disperata di interagire col mondo.
Ogni volta che andavo a trovare la mia amica lo trovavo vicino alla staccionata.
Appena ci vedeva iniziava a scodinzolare impazzito cercando attenzioni.
Faceva proprio tenerezza.
Uno di quei cani che ti guardano come se aspettassero qualcuno disposto finalmente a considerarli.
La cosa che mi colpiva di più era che non lo vedevamo mai uscire.
Mai.
Nessuna passeggiata.
Nessun gioco.
Nessun addestramento.
Sempre lì.
Nel giardino.
Da solo.
Il Cane Dietro Le Sbarre
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