Il mio VDM è un bar.
Il bar non è sotto casa, è in piazza. Però… nella mia via stretta e chiusa, dove regna l’eco più che in una cattedrale, hanno affittato come magazzino quello che un tempo era un innocuo ufficio. Pacifico, silenzioso, innocuo.
Adesso? Lì arrivano di notte. E non con discrezione, no: con il carrellino. Quel carrellino assassino che cigola come un’armata di scheletri.
E all’una in punto, inizia il concerto: CRASH! SBAM! TIN TIN TIN! — secchi di vetro svuotati nel bidone grande.
Io che ho la finestra della camera proprio di fronte mi sento ogni volta dentro una discarica comunale.
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