La mia VDI è una mamma con due figli, una femmina e un maschio.
Io sono una studentessa universitaria fuori sede e, per seguire le lezioni, ho dovuto prendere casa nel paese dell’università.
Per fortuna non abitiamo nello stesso palazzo.
Per sfortuna il rumore attraversa tranquillamente la strada.
Ogni giorno la sveglia è fissata alle sei del mattino.
Non la mia.
La loro.
O meglio, le urla della madre rivolte ai figli.
Frasi come “Sei un pezzo di m**a”* ripetute più volte perché il figlio non si era lavato la sera prima, oppure “Visto che non ti rifai il letto, io non ti farò mai più la lavatrice!”, rigorosamente urlate come se tutto il quartiere dovesse partecipare alla discussione.
E parliamo di ragazzi che avranno sì e no tra i dieci e i quattordici anni.
Nel primo pomeriggio, miracolosamente, cala il silenzio.
Ma è solo l’intervallo.
Verso le cinque ricomincia tutto con il karaoke.
O almeno credo sia karaoke.
A giudicare dal risultato sembrano più i lamenti di anime in pena, soprattutto quelli della figlia.
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