Io non ne posso più.
Una coppia di novelli sposi ha comprato la casa sopra la mia e da sette mesi — sette! — stanno ristrutturando come se dovessero costruire la Reggia di Caserta. Ogni mattina inizia il concerto: trapano, martello pneumatico, flessibile, e via di colpi secchi che fanno vibrare i muri, i nervi e perfino i pensieri.
Nel frattempo, mi hanno allagato casa due volte. Due. Acqua che scendeva dal soffitto, come in un film catastrofico. E mentre io asciugavo con gli stracci, loro, sereni, dicevano “eh, sa, sono cose che capitano in cantiere”.
Il tutto, ovviamente, mentre eravamo in piena zona rossa, costretti in casa a respirare polvere e a convivere con un martello pneumatico che sembrava piantato nel cervello.
Pensavo avessero finito: “ci restano solo i mobili da montare”, avevano detto.
Illusa. Stamattina, alle 9.30 di domenica — sì, domenica, quella giornata teoricamente dedicata al riposo — hanno ricominciato. Flessibile, martello, sbattimenti vari.
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