L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I diplomatici arabi

Non ho mai avuto problemi con i vicini. Silenzi, buongiorno formali, un po’ di cortesia e ognuno per la sua strada. Almeno, fino a un anno fa, quando l’appartamento di fianco al mio è stato affittato a una famiglia straniera, diplomatici arabi — così mi è stato detto, anche se non ho mai capito esattamente da quale paese venissero.

Lei, la moglie, è sempre stata gentile. Vestita con l’hijab anche per buttare la spazzatura, ma con uno sguardo dolce, gli occhi sempre bassi e una cortesia che non aveva bisogno di parole. Quando ci siamo incontrate sul pianerottolo per la prima volta, mi ha sorriso e fatto un leggero inchino con la testa. Ho ricambiato. Sembrava promettente.

Poi ho conosciuto il marito.

A differenza di lei, lui sembrava guardarmi solo quando era costretto, e solo con sospetto. Non lo vedevo spesso, ma lo sentivo eccome. Ogni mattina — e dico ogni mattina — alle cinque in punto, partivano dal loro salone le preghiere a tutto volume. Non un filo di voce, ma proprio casse, impianto, rimbombo. E io lì, dall’altra parte del muro della mia camera da letto, con la sensazione di essere stata trascinata nel bel mezzo di una moschea contro la mia volontà.

Ecco un altro VDI:   Continuano imperterriti

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