Sono entrata in questo condominio due mesi fa. Zona tranquilla, quartiere silenzioso, vicini… non invadenti. O almeno, così credevo.
Il primo lunedì dopo il trasloco, ho trovato sullo zerbino una scatoletta con un biglietto: “Benvenuta. – Tua vicina (porta accanto)”. Dentro c’era un sacchetto di lavanda e una bustina di tè. Gesto carino, ho pensato. Ho risposto lasciando un biglietto anch’io: “Grazie! Apprezzo moltissimo. – Chiara”.
Il giorno dopo, altra scatoletta. Un barattolo di marmellata, fatta in casa. Ancora: “Tua vicina”. Nessun nome, solo quella firma inquietante da film thriller. Il terzo giorno, una candela profumata. Il quarto, una presina da cucina all’uncinetto con la mia iniziale. E giuro che non avevo detto a nessuno il mio nome.
All’inizio mi faceva sorridere. Poi è diventato strano. Non ci siamo mai viste. Mai incrociata sulle scale, mai sentita parlare.
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