L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Come un’ombra

Tutto comincia in modo banale.
Così banale che, a ripensarci, fa ancora più rabbia.

Una sera mio padre sta guardando una partita. È seduto in soggiorno, concentrato, come solo chi segue la squadra del cuore da una vita sa fare. Arriva il gol. L’esultanza è istintiva, breve, umana. Nel movimento si sposta una sedia. Un rumore secco, un po’ più forte del dovuto. Fine.

O almeno così pensiamo noi.

Il vicino di sotto reagisce come se mio padre avesse trascinato mobili per ore, come se avesse deciso di festeggiare fino alle sei del mattino. Sale su furioso, urlando, con quell’aria di chi non cerca un chiarimento ma una resa dei conti.

La discussione sembra chiudersi lì.
Ci scusiamo.
Abbassiamo i toni.
Lui se ne va.

Ma non finisce lì.
Non finisce mai davvero.

Da quella sera la macchina “vecchia” di papà comincia a subire sfregi.
Uno dopo l’altro.
Graffi lunghi, profondi, sempre nuovi.

All’inizio pensiamo a coincidenze. A vandalismi casuali. A qualche ragazzino. Poi ci rendiamo conto che i segni compaiono sempre di notte. La sera prima l’auto è integra, la mattina dopo no. Sempre.

Ecco un altro VDI:   La casa in campagna

Lascia una risposta