I nostri vicini di casa sono più unici che rari.
Non nel senso folkloristico, non quello che racconti agli amici ridendo.
Nel senso che convivere con loro è un esercizio quotidiano di autocontrollo e incredulità.
Per un po’ ci siamo limitati a osservarli. A registrare mentalmente le stranezze, come si fa con i fenomeni atmosferici: fastidiosi, ma inevitabili. I veri problemi, però, sono iniziati in occasione del compleanno di un membro della nostra famiglia.
Diciottesimo.
Sabato sera.
In casa.
Organizzato con attenzione quasi maniacale: pochi invitati, musica sì, ma a volume più che civile. Alle 22:30 precise la musica viene spenta. Non perché qualcuno lo imponga, ma perché siamo in un condominio e disturbare gli altri non rientra tra le nostre ambizioni.
Alle 23, quando ormai i ragazzi sono seduti intorno a un tavolo a giocare a un gioco da tavolo – sobri, tranquilli, con le risate basse di chi sa di dover stare attento – qualcuno bussa alla porta.
È il vicino.
Dice che dobbiamo fare meno chiasso.
Che altrimenti chiamerà l’amministratore.
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