L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Una famiglia particolare

Abito in un grande palazzo, sei piani di appartamenti, uno di quei condomìni dove, volente o nolente, impari a conoscere la vita degli altri anche senza volerlo. Fino a qualche mese fa, al piano di sotto, abitava una famiglia… diciamo molto particolare. Per fortuna oggi non ci sono più, ma per un periodo sono stati una presenza costante, rumorosa e inquietante.

La “famigliola” era composta da moglie (incinta), marito e una serie di soggetti loschi che comparivano e sparivano a orari improbabili. Gente che non avevi mai visto prima e che speravi di non rivedere più. Già solo il fatto che in casa urlassero giorno e notte, senza alcuna distinzione tra mattina, pomeriggio o tre di notte, sarebbe bastato a classificarli come vicini problematici. Ma quello, col senno di poi, era solo il livello base.

Il primo vero incontro ravvicinato con loro è avvenuto in garage. Stavo scaricando la spesa dalla macchina per portarla verso l’ascensore quando uno dei loro “ospiti” — un tizio dall’aria tutt’altro che rassicurante — ha provato tranquillamente a prendere una delle mie borse. Così, come se fosse la cosa più normale del mondo. Quando l’ho beccato con le mani nel sacchetto, mi ha guardata e ha detto che “si era sbagliato”.

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